Lo sapevi che...?

Giovanni Battista Pirelli: storia dell’uomo che ha rivoluzionato l’industria italiana

Dall’intuizione del caucciù alla nascita del mito: scopri la straordinaria storia industriale e i successi della G.B. Pirelli & C.

Settembre 1871. Un giovane ingegnere rientra a Milano dopo quasi un anno passato tra le fabbriche d’Europa. In valigia ha un diario fitto di appunti, disegni di macchinari e osservazioni su come si organizza il lavoro.

Si chiama Giovanni Battista Pirelli, si è laureato da poco e ha in testa un’idea che in Italia non ha ancora avuto nessuno: produrre oggetti in gomma elastica. Da quell’intuizione nascerà una delle imprese simbolo del Paese, capace di creare una lunga serie di prodotti che ancora oggi fanno parte della nostra vita quotidiana.

Dalla bottega di fornai al Politecnico di Milano

La sua storia comincia sul Lago di Como, a Varenna, in una famiglia di fornai. Giovanni Battista è l’ottavo di dieci figli. Studia prima nel paese natale e poi a Como, finché nel 1861 si trasferisce a Milano.

Nel 1870, a ventidue anni, si laurea in ingegneria industriale al Politecnico con il miglior voto della sua sezione e conquista una borsa di studio. C’è però una condizione: deve dedicarsi a un settore nuovo o ancora poco diffuso in Italia.

Il viaggio in Europa che cambiò tutto

In un’epoca in cui quasi ogni industria era una novità per il nostro Paese, la scelta non era semplice. Pirelli punta sul caucciù, una lavorazione che in Italia non esisteva e che anche all’estero muoveva i primi passi.

Da novembre 1870 ad agosto 1871 attraversa Svizzera, Belgio, Francia e Germania. Visita stabilimenti, tra cui quello di Gustave Luyckx a Bruxelles e quello di François Casassa a Charenton, e annota tutto: le caratteristiche delle macchine, i prodotti, la gestione della manodopera, persino i sistemi di finanziamento. Quelle pagine sono la base del suo progetto.

28 gennaio 1872: la nascita della G.B. Pirelli & C.

Al ritorno serve il capitale, e Pirelli trova la fiducia di ventiquattro soci. Il 28 gennaio 1872, nello studio del notaio Stefano Allocchio, nasce la G.B. Pirelli & C., con un capitale di 215.000 lire. È la prima fabbrica italiana dedicata alla lavorazione della gomma.

Lo stabilimento sorge in via Ponte Seveso, vicino alla Stazione Centrale, e il 1° giugno 1873 le macchine si mettono in moto. Al lavoro ci sono inizialmente 40 operai e 5 impiegati.

Da solo al comando a ventisei anni

Gli inizi sono tutt’altro che facili. Il direttore tecnico francese Antoine-Aimé Goulard, conosciuto durante il viaggio, non si rivela all’altezza. Il giovane fondatore si ritrova a soli ventisei anni a gestire in prima persona ogni fase della produzione.

Dalla fabbrica escono cinghie di trasmissione, tubi, valvole e isolanti per l’industria, la navigazione a vapore e le ferrovie, ma anche impermeabili e giocattoli. Per conquistare i clienti, Pirelli fa pubblicità su giornali e riviste e apre un negozio in via Montenapoleone. Alla fine del primo decennio i dipendenti sono già 300.

Cavi, pneumatici e un Paese che corre

Il vero salto arriva con l’elettricità. Dal 1879 l’azienda produce conduttori elettrici isolati in gomma. Nel 1885 vince una gara del Governo italiano contro le compagnie britanniche, che detenevano il monopolio mondiale, e ottiene la posa dei cavi telegrafici sottomarini tra la penisola e le isole.

Nello stesso periodo arrivano le liste di gomma per carrozze e, negli anni Novanta, i primi pneumatici per biciclette. Nel 1895 Pirelli organizza perfino una corsa ciclistica sul percorso Milano-Cremona-Brescia-Milano, riservata a chi monta le sue gomme. A cavallo tra Ottocento e Novecento arrivano infine gli pneumatici per automobili, destinati a rendere il marchio celebre in tutto il mondo.

Un’eredità industriale che viaggia ancora

Nel 1904 entrano in azienda i figli Piero e Alberto, mentre la produzione si allarga a nuovi stabilimenti alla Bicocca. Nel 1909 Giovanni Battista Pirelli diventa senatore del Regno. Quello stesso anno, al primo Giro d’Italia, metà dei corridori pedala su gomme Pirelli.

Ogni volta che accendiamo la luce, telefoniamo o saliamo in auto, c’è un po’ di quell’intuizione nata tra le pagine di un diario di viaggio.