Scienza

Magma sotto la Toscana: scoperte ingenti quantità

Si trovano a una profondità compresa tra 8 e 15 chilometri nella crosta continentale

Un team internazionale di ricercatori dell’Università di Ginevra, in collaborazione con l’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR (Cnr-Igg) di Firenze e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha compiuto una scoperta che riscrive la nostra comprensione del sottosuolo italiano. Nelle profondità della Toscana, tra le aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata, giacciono nascosti enormi volumi di roccia parzialmente fusa: serbatoi magmatici dell’ordine di migliaia di chilometri cubi, a una profondità compresa tra 8 e 15 chilometri nella crosta continentale.

🔬 La ricerca, pubblicata su Communications Earth & Environment (Nature Portfolio), apre nuove prospettive per la transizione energetica geotermica e per l’individuazione di litio e terre rare

🌍 Magma sotto la Toscana paragonabile ai grandi supervulcani del mondo

In termini geologici, i corpi magmatici individuati sono paragonabili per dimensioni ai sistemi che alimentano supervulcani come Yellowstone (USA), il lago Toba (Indonesia) o il vulcano Taupo (Nuova Zelanda). La loro presenza sotto la Toscana era del tutto insospettata: l’attività magmatica in questa regione è da milioni di anni prevalentemente plutonica, senza i classici segnali superficiali come crateri, depositi eruttivi o deformazioni del suolo.

Matteo Lupi, Professore associato, Università di Ginevra, sulla scoperta ha dichiarato: “Sapevamo che questa regione è geotermicamente attiva, ma dei serbatoi magmatici così grandi erano difficili da immaginare. Questo ritrovamento ha dello straordinario.”

📡 La tecnica: una “radiografia” del sottosuolo senza impatto ambientale

La chiave della scoperta è la tecnica di Ambient Noise Tomography (ANT): anziçhé provocare vibrazioni artificiali nel suolo, il metodo sfrutta le vibrazioni naturali e continue della Terra generate da oceani, vento e attività umane. Circa 60 sensori sismici ad alta risoluzione installati in superficie hanno registrato questi segnali, permettendo di “ascoltare” il sottosuolo in profondità.

Quando le onde sismiche viaggiano con velocità insolitamente basse, si segnalano zone di roccia parzialmente fusa: così sono stati “visti” i serbatoi di Larderello-Travale (~6.000 km³) e Monte Amiata (~2.000 km³).

Magma sotto la Toscana: le dichiarazioni

Secondo Domenico Montanari del CNR-Igg quello messo in pratica “è un metodo che permette di ‘radiografare’ la crosta terrestre sfruttando le vibrazioni continuamente generate dalle onde oceaniche, dal vento o dalle attività antropiche.”

Chiudiamo con le dichiarazioni di Gilberto Saccorotti dell’INGV: “La tomografia da rumore sismico ambientale, esplorando il sottosuolo in modo rapido, a basso costo e senza alcun impatto per l’ambiente, può essere uno strumento chiave per la transizione energetica.”

Fonte immagine in apertura: INGV