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Guerra del Golfo e mercato immobiliare: possibili conseguenze in Italia

Il Gruppo Tecnocasa ha analizzato gli scenari possibili, con uno sguardo concreto su quello che potrebbe cambiare — e su quello che, invece, potrebbe sorprendere in positivo

Le tensioni geopolitiche che scuotono il Medio Oriente non restano confinate alle prime pagine dei giornali: attraverso i meccanismi dell’economia globale, arrivano dritte sui mutui, sui prezzi delle case e sulle decisioni di acquisto di milioni di famiglie italiane. Il Gruppo Tecnocasa ha analizzato gli scenari possibili, con uno sguardo concreto su quello che potrebbe cambiare — e su quello che, invece, potrebbe sorprendere in positivo.

Casa, guerra, tassi e mutui: la variabile energetica al centro di tutto

Il primo nodo è quello dei tassi di interesse. Secondo Oscar Cosentini, Presidente di Kìron Partner SpA, l’escalation del conflitto — con il coinvolgimento diretto dell’Iran e di altri Paesi del Golfo — sta già influenzando le aspettative sui mercati finanziari. I prezzi di petrolio e gas sono in rialzo, e con essi cresce il rischio di un nuovo impulso inflattivo capace di complicare la traiettoria discendente avviata dalle Banche Centrali. La BCE, nella riunione del 19 marzo, ha mantenuto i tassi fermi in linea con la Fed, ma lo scenario futuro resta condizionato dall’intensità e dalla durata del conflitto.

“Lo scenario dei tassi di interesse dipenderà dall’intensità e durata del conflitto in Iran e da come i prezzi energetici si ripercuoteranno sull’inflazione generalizzata”, afferma Cosentini. Se il prezzo del petrolio superasse i 150 dollari al barile e le tensioni si protraessero oltre i 60 giorni, Goldman Sachs stima una revisione al ribasso della crescita del PIL italiano, con una proiezione intorno allo 0,3%.

Famiglie e casa: tra attesa e bene rifugio

Sul fronte delle compravendite, il quadro è sfumato. Fabiana Megliola, Responsabile dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, ricorda che un contesto inflattivo più complesso inciderebbe sul mercato dei mutui, frenando soprattutto chi ha bisogno di un finanziamento consistente. Le famiglie, già messe alla prova da anni di erosione del potere d’acquisto, potrebbero accentuare il comportamento di attesa verso l’acquisto della prima casa.

Eppure, la storia degli ultimi anni racconta anche un’altra storia: dal 2021 le compravendite residenziali italiane sono rimaste stabilmente sopra quota 700.000 unità all’anno, toccando le 766.756 unità nel 2025. L’immobile, in tempi di incertezza, continua a essere percepito come un bene rifugio per i risparmi.

Nuove costruzioni e ristrutturazioni: effetto materie prime

Un conflitto prolungato potrebbe far lievitare il costo delle materie prime, con conseguenze dirette sul settore delle costruzioni: meno cantieri aperti, progetti di ristrutturazione rallentati, attenzione degli acquirenti spostata verso abitazioni già in buono stato. Parallelamente, l’incertezza economica potrebbe frenare anche gli investimenti immobiliari delle imprese, rallentando la ripresa del comparto manifatturiero italiano.

L’effetto paradosso: casa in Italia come porto sicuro per gli investitori durante la guerra

Non tutto è negativo. Sul fronte degli investimenti internazionali, una maggiore instabilità nell’area del Golfo potrebbe spingere capitali verso contesti percepiti come più sicuri, tra cui l’Europa e l’Italia. Un precedente significativo arriva dalla guerra in Ucraina: dall’inizio di quel conflitto, le reti del Gruppo Tecnocasa hanno osservato un aumento degli investitori polacchi orientati verso il mercato residenziale e turistico italiano. Anche il segmento del lusso e degli immobili di prestigio potrebbe beneficiare di questa dinamica.

Infine, il conflitto sta già impattando il turismo globale, con cancellazioni e spostamento della domanda verso destinazioni europee. Un effetto che, indirettamente, potrebbe portare benefici al mercato immobiliare turistico italiano.

Il quadro che emerge dall’analisi del Gruppo Tecnocasa è quello di un mercato resiliente, capace di navigare scenari complessi — ma che dovrà essere monitorato con attenzione nei prossimi mesi, in funzione dell’evoluzione del conflitto e delle risposte delle politiche monetarie internazionali.