Arredamento e Design

Effebi Arredamenti: persone che credono in qualità artigianale e innovazione

I fratelli Corrado, Andrea e Marco Bellasio guidano l’azienda canturina specializzata nella realizzazione del “su misura”

Il rapporto con il cliente comincia dal progetto e continua dopo la consegna. È uno dei tratti distintivi di Effebi Arredamenti, realtà di Cantù che unisce lavorazione artigiana, tecnologia e assistenza nel tempo. Fondata nel 1980 da Pierino Bellasio e Antonio Farina, oggi è guidata dai figli di Pierino, Corrado, Marco e Andrea. In un mercato più competitivo, l’azienda mantiene il posizionamento nell’alta gamma e accompagna il ricambio del personale con nuovi inserimenti.

Il progetto d’arredo nasce dal confronto

Ogni arredo viene sviluppato insieme ad architetti e committenti, senza ricorrere alla produzione in serie.

«Il dialogo con i progettisti è centrale: insieme diamo vita a una soluzione», spiega Marco Bellasio.

Il legno si combina con metalli, vetri, marmi, tessuti e pelli, cercando un equilibrio con l’ambiente. L’obiettivo non è mettere il mobile in primo piano, ma inserirlo nell’architettura:

«Il progetto più riuscito è quello in cui i nostri mobili scompaiono, perché diventano un tutt’uno con l’ambiente in cui si trovano».

Anche manutenzioni, modifiche e integrazioni rientrano nel servizio. La disponibilità successiva alla posa contribuisce a mantenere rapporti duraturi:

«Effettuata la consegna, non si chiude una commessa, ma si apre una relazione destinata a durare nel tempo», aggiunge il titolare.

Al di là dei numeri: la qualità come obiettivo irrinunciabile

Il 2024, chiuso con un fatturato di 2,8 milioni di euro, rappresenta un termine di confronto particolarmente favorevole. Nel 2025 l’azienda ha registrato una lieve flessione, mentre la concorrenza e l’attenzione dei clienti al prezzo hanno reso più impegnativo il mercato.

La risposta non è stata un cambiamento di identità.

«Noi abbiamo comunque scelto di restare fedeli all’identità di produttore di alta gamma, puntando sulla qualità senza compromessi», sottolinea Bellasio.

L’Europa si conferma il mercato principale di Effebi Arredamenti.

«Con gli Stati Uniti, nonostante i dazi di Trump e le incertezze geopolitiche, restano progetti aperti».

Nuove assunzioni per diventare ancora più forti

Buone notizie dal fronte delle nuove assunzioni, grazie alle quali l’azienda canturina può continuare a far fronte alle commesse. «Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 abbiamo inserito quattro nuovi collaboratori per coprire i vuoti lasciati dai pensionamenti», racconta Bellasio.

Due provenivano da precedenti esperienze lavorative, una collaboratrice dalla formazione dell’Enaip di Cantù e un giovane dal Gambia. Quest’ultimo è arrivato attraverso un programma IFTS della provincia di Monza e Brianza.

«Tutti i nuovi arrivati hanno dimostrato fin dall’inizio una grande voglia di imparare e di realizzarsi nel lavoro. Sono rimasto inoltre piacevolmente colpito dall’accoglienza che tutto il nostro team ha riservato al giovane gambiano», aggiunge Bellasio.

Effebi Arredamenti: competenze tecniche e capacità di lavorare insieme

I nuovi ingressi portano conoscenze tecnologiche, soprattutto nell’utilizzo dei macchinari a controllo numerico. La preparazione, però, deve accompagnarsi ad altre qualità:

«In chi intraprende una collaborazione con noi cerchiamo quell’instancabile curiosità che spinge a imparare cose nuove ogni giorno e la capacità di integrarsi nel team aziendale con semplicità e naturalezza».

Il futuro? Crederci sempre di più per migliorare ancora

E il futuro? Per Bellasio il futuro poggia sulle basi dell’impresa e sulle professionalità del distretto del mobile il cui cuore pulsante è compreso tra Como e Monza Brianza. La fiducia riguarda tanto il patrimonio artigiano quanto la capacità di rinnovarlo grazie all’avvento di tecnologie sempre più evolute:

«Tutte le aziende del settore del mobile sul nostro territorio sono particolarmente forti, perché il comparto possa crescere ancora tutti noi addetti ai lavori dobbiamo solo crederci di più».