Fondo Italiano d’Investimento, obiettivo due miliardi per rafforzare imprese e filiere
Una parte del progetto riguarda il Fondo Filiere Strategiche, che punta a raccogliere fino a 800 milioni di euro, l’altra l Fondo Imprese, veicolo del Fondo Nazionale del Made in Italy
Accompagnare la crescita delle aziende, consolidare le filiere produttive e ampliare gli strumenti finanziari disponibili. Sono le direttrici delle iniziative avviate nel 2026 da Fondo Italiano d’Investimento, con un obiettivo complessivo di raccolta di circa due miliardi di euro tra fondi diretti e indiretti. Il programma è stato illustrato il 22 ottobre a Roma, durante l’Annual General Meeting ospitato a Palazzo Colonna. All’incontro hanno partecipato oltre duecento rappresentanti di imprese, istituzioni e investitori. La cifra annunciata indica un obiettivo di raccolta, non risorse già interamente erogate alle aziende.
Energia e industria tra le priorità
Una parte del progetto riguarda il Fondo Filiere Strategiche, che punta a raccogliere fino a 800 milioni di euro. Gli ambiti individuati comprendono energia e transizione energetica, navalmeccanica e blue economy, aerospazio e difesa, insieme all’approvvigionamento di materie critiche.
A questo strumento si affianca il Fondo Imprese, veicolo del Fondo Nazionale del Made in Italy, che mette a disposizione 600 milioni per sostenere crescita e rilancio delle filiere.
Digitalizzazione, transizione energetica e materie prime critiche attraversano il perimetro degli interventi. L’attenzione non è quindi rivolta a un unico comparto, ma a più componenti del sistema produttivo e alle relazioni tra imprese.
Nuove possibilità oltre il credito bancario
Il programma comprende anche FOF Private Debt Italia III, con un obiettivo di raccolta di 300 milioni di euro. La finalità è ampliare le fonti di finanziamento alternative al credito bancario a disposizione delle piccole e medie imprese.
FOF Impact II ha invece un target di 200 milioni. In questo caso, gli investimenti devono affiancare ai rendimenti di mercato benefici sociali e ambientali misurabili.
I due strumenti rispondono a esigenze differenti: diversificare i canali attraverso cui un’impresa può finanziarsi e sostenere iniziative capaci di produrre risultati verificabili anche sul piano dell’impatto.
La prospettiva del piano al 2030
Le iniziative annunciate si collocano nel Piano strategico 2026-2030 presentato dall’amministratore delegato Domenico Lombardi. Il programma prevede otto nuovi fondi, circa 6,1 miliardi di euro di impegni di capitale e commissioni attese intorno ai 40 milioni entro il 2030.
In questa impostazione rientra anche Fondo Flexible Capital, pensato per ampliare le soluzioni di capitale disponibili e accompagnare lo sviluppo delle imprese.
Il quadro mette insieme strumenti con funzioni diverse, distinguendo il sostegno ai comparti strategici dalle esigenze finanziarie delle singole aziende e dagli interventi realizzati attraverso altri fondi.
Risorse finanziarie e competenze
La presidente Barbara Poggiali ha richiamato la necessità di favorire la crescita dimensionale delle Pmi, affiancando al capitale competenze specialistiche e una prospettiva di lungo periodo.
Il confronto ha coinvolto rappresentanti di Fincantieri, Isoclima, BNL, Leonardo, Terna, Cassa Depositi e Prestiti e Snam. Tra i temi affrontati, la solidità dei fornitori e il rapporto tra investimenti e competitività delle filiere.
Nato nel 2010 su iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Fondo Italiano d’Investimento gestisce 21 fondi chiusi riservati a investitori qualificati, per oltre cinque miliardi di euro, operando sia direttamente nelle imprese sia attraverso altri fondi.