ANTARTIDE | Perforata la calotta glaciale nel Mare di Ross
Importante traguardo scientifico ottenuto da un team internazionale di cui fa parte anche l’Italia
Recentemente, è stata completata una perforazione record al Crary Ice Rise, un sito remoto in Antartide, situato a 700 chilometri dalla base neozelandese Scott Base, affacciata sul Mare di Ross. Questo importante traguardo scientifico ha visto il coinvolgimento di un team internazionale di ricercatori e ingegneri provenienti da dieci Paesi, nell’ambito del progetto SWAIS2C (Sensitivity of the West Antarctic Ice Sheet to 2°C).
Obiettivi del progetto SWAIS2C
Il progetto SWAIS2C si propone di determinare se la Piattaforma di Ross e la Calotta Glaciale dell’Antartide Occidentale (WAIS – West Antarctic Ice Sheet) possano fondere a causa dell’atteso aumento della temperatura media globale di +2°C rispetto ai livelli preindustriali. Questa iniziativa ha come scopo fondamentale l’analisi delle conseguenze ambientali legate al riscaldamento globale.
Risultati della perforazione
Nonostante le condizioni ambientali estreme, la perforazione ha raggiunto una profondità di 228 metri, superando di 28 metri l’obiettivo iniziale. Sono stati identificati sedimenti risalenti a milioni di anni fa, custodendo informazioni cruciali per comprendere il futuro della Calotta Glaciale dell’Antartide Occidentale. Questa calotta è attualmente protetta dalla Piattaforma di Ross, ma il suo indebolimento progressivo, dovuto al riscaldamento globale, solleva preoccupazioni circa il possibile aumento del livello del mare.
Rischi ambientali legati alla fusione della Piattaforma di Ross
Se la Piattaforma di Ross dovesse fondere, ciò potrebbe provocare il successivo scioglimento della Calotta Glaciale dell’Antartide Occidentale, con un conseguente innalzamento del livello del mare di 4 o 5 metri. Il progetto SWAIS2C, finanziato nell’ambito del programma ICDP (International Continental Drilling Program), ha come obiettivo la raccolta di prove geologiche dirette per comprendere il “punto di non ritorno” della temperatura globale, un fattore cruciale per valutare il rischio di scioglimento irreversibile della Piattaforma.
Ruolo dell’INGV e degli Enti italiani coinvolti
Secondo il Presidente dell’INGV, Fabio Florindo, l’istituto è in prima fila nella governance di SWAIS2C per l’Italia. Sono stati messi a disposizione competenze in cronostratigrafia, vulcanologia, petrologia e paleomagnetismo da parte del personale dell’INGV che partecipa allo studio della carota di ghiaccio recuperata al Crary Ice Rise. Gli Enti italiani coinvolti includono anche l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e le Università di Siena, Trieste e Genova.
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