Il potenziale inespresso delle imprese italiane all’estero
Secondo la ricerca di Unioncamere con Centro Studi Tagliacarne, circa 20mila le aziende italiane possiedono i requisiti strutturali per avviare o potenziare il proprio business sui mercati internazionali
L’espansione oltreconfine rappresenta la nuova frontiera di crescita per migliaia di attività nel nostro Paese. In base a una recente ricerca realizzata da Unioncamere insieme al Centro Studi Tagliacarne, si stimano in circa 20mila le aziende italiane che possiedono i requisiti strutturali per avviare o potenziare il proprio business sui mercati internazionali.
Il fenomeno non esclude le aree a tradizione commerciale più consolidata. Nelle regioni del Centro-Nord, infatti, la proiezione indica la presenza di 13 potenziali nuove realtà esportatrici per ogni 100 imprese già attive all’estero. Lo studio, illustrato il 28 ottobre e basato su un campione di 4.500 attività, traccia una linea netta tra chi ha già varcato i confini nazionali e chi presidia soltanto il mercato interno, analizzando investimenti, produttività e attese di business.
Più produttività e fatturato per chi punta sull’internazionalizzazione
I dati raccolti evidenziano un divario netto in termini di performance. Chi vende sui mercati globali vanta una produttività del lavoro superiore del 20% rispetto alle imprese focalizzate esclusivamente sul territorio nazionale. Questa statistica fotografa lo stato di salute e la solidità delle aziende internazionalizzate, pur senza stabilire un legame di causa-effetto automatico tra l’inizio delle esportazioni e l’aumento dell’efficienza.
Anche le stime sui ricavi futuri confermano questo trend positivo. Guardando al 2027, un terzo delle aziende esportatrici prevede un incremento del proprio giro d’affari, mentre la stessa fiducia viene condivisa solo dal 22% delle imprese che operano esclusivamente in Italia.
Il ruolo chiave degli investimenti in ricerca e sviluppo
La vera linea di demarcazione tra i due modelli di business è rappresentata dalla propensione all’innovazione. Nel panorama degli investimenti pianificati per il triennio 2026-2028, ben il 43% delle imprese orientate all’export ha stanziato risorse per la ricerca e sviluppo (R&S). Al contrario, la quota crolla al 16% se si analizzano le aziende che non vendono all’estero.
L’attitudine all’apertura globale e la spinta innovativa si confermano quindi due facce della stessa medaglia. Per le realtà che intendono iniziare questo percorso, la sfida non si limita alla semplice individuazione di nuovi canali di vendita, ma richiede una vera e propria riorganizzazione interna per affrontare scenari competitivi complessi.
La distribuzione geografica delle opportunità di crescita
L’analisi territoriale mostra che i margini di sviluppo sono diffusi lungo tutta la penisola. Se nel Centro-Nord si contano 13 potenziali esportatrici ogni 100 attive, nel Mezzogiorno il rapporto sale in modo significativo, raggiungendo quota 21 su 100.
I dati macroregionali forniti dalla ricerca non consentono di isolare una stima puntuale per la sola Lombardia. Ciononostante, la rilevazione legata al Centro-Nord evidenzia chiaramente come i margini di inserimento all’estero non siano affatto esauriti, nemmeno nei distretti produttivi storicamente più forti e strutturati.
L’impatto concreto dei servizi del sistema camerale
Un aiuto decisivo per colmare questo divario arriva dagli strumenti di accompagnamento istituzionali. Tra il 2020 e il 2024, le imprese che hanno sfruttato i servizi camerali dedicati all’internazionalizzazione hanno registrato una probabilità di successo nell’export superiore del 41,4%. Inoltre, il valore complessivo delle loro vendite oltreconfine è cresciuto del 21,8%, generando una ricaduta economica stimata tra i 600 e gli 800 milioni di euro complessivi.
Nel corso dell’assemblea annuale di Unioncamere, il presidente Andrea Prete ha sottolineato l’importanza di questo supporto per traguardare il target nazionale di 700 miliardi di euro di export entro il 2027. Ampliare la platea delle aziende esportatrici diventa così una mossa strategica imprescindibile per sostenere l’intera economia del Paese.