Brent oltre 111 dollari, le tensioni in Medio Oriente spingono il petrolio
Anche il greggio statunitense WTI è in rialzo di circa il 2% nelle prime rilevazioni di giornata
Il petrolio torna a salire e supera quota 111 dollari al barile. Nella mattinata di giovedì 22 ottobre, i nuovi attacchi in Arabia Saudita alimentano i timori per la sicurezza delle forniture e accompagnano un avvio negativo delle Borse europee. Il movimento interessa sia il Brent sia il greggio statunitense Wti, entrambi in rialzo di circa il 2% nelle prime rilevazioni della giornata.
Le quotazioni della mattinata
Il Brent con consegna a dicembre viene scambiato a 111,12 dollari al barile, con un aumento del 2,11%, mentre il Wti della stessa scadenza raggiunge 99 dollari, in crescita dell’1,90%. Sono i valori riportati nelle rilevazioni mattutine, soggetti alle oscillazioni delle contrattazioni. Il mercato prosegue così una seduta segnata dall’attenzione agli sviluppi del conflitto mediorientale e ai possibili effetti sugli approvvigionamenti.
Il rialzo si è rafforzato rispetto alle prime ore della giornata. Alle 00.34 GMT il Brent segnava infatti 110,11 dollari, con un incremento dell’1,2%, mentre il Wti si attestava a 98,12 dollari, in aumento dell’1%. Nella seduta precedente il Brent aveva chiuso sostanzialmente invariato, mentre il greggio americano aveva perso 67 centesimi.
Gli attacchi alimentano i timori sulle forniture
A sostenere le quotazioni sono le notizie di nuovi attacchi degli Houthi in Arabia Saudita. Mercoledì sono stati colpiti diversi obiettivi: un attacco all’aeroporto civile di Dammam ha provocato almeno un morto e otto feriti, mentre altre due persone hanno perso la vita in un attacco con un drone contro un giacimento petrolifero saudita.
Il peggioramento della situazione ha spinto gli Stati Uniti a disporre la partenza di parte del personale diplomatico e dei familiari dalle proprie sedi nel Regno. Le nuove violenze hanno accresciuto le preoccupazioni degli operatori per una possibile estensione delle ostilità e per ulteriori interruzioni delle forniture dal Medio Oriente. Il rialzo riflette quindi i timori sull’evoluzione del conflitto, non soltanto l’andamento delle contrattazioni della giornata.
Borse europee in calo, Eni in controtendenza
Il rincaro del greggio si inserisce in un’apertura difficile per i mercati azionari europei. Nelle prime contrattazioni Milano perde l’1,3%, Parigi l’1,11%, Francoforte lo 0,85% e Amsterdam l’1,10%. Sui listini pesano sia le tensioni sul petrolio sia i dubbi sulla sostenibilità e sui ritorni degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
A Piazza Affari, Eni si muove invece in controtendenza, con un progresso dello 0,6%, sostenuta dal caro greggio e nell’attesa dei risultati previsti per il giorno successivo. Il comportamento del titolo non si estende però all’intero comparto: nella stessa rilevazione risultano deboli gli altri titoli petroliferi e le utility. Sale anche il gas europeo, indicato a 88,7 euro al megawattora, con un incremento dell’1,4%.