Assemblea FederlegnoArredo, l’affondo di Orsini: «L’Europa si svegli su energia, dazi e industria»
Per il presidente di Confindustria il rischio è quello di restare spettatori passivi del mercato globale
In occasione dell’Assemblea generale di FederlegnoArredo in Triennale a Milano, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha tracciato un quadro schietto e incisivo sulle principali sfide economiche e geopolitiche che minacciano il sistema produttivo italiano. Nel suo intervento, Orsini ha richiamato l’attenzione sulla drammatica incertezza dei mercati internazionali, sull’esigenza di tutelare il Made in Italy e sull’urgenza di una svolta nelle politiche europee per evitare un devastante processo di deindustrializzazione.
L’incertezza globale, l’energia e la morsa sui mercati
Analizzando il contesto macroeconomico, il numero uno degli industriali ha posto l’accento sulla difficoltà quotidiana per le imprese di pianificare le proprie attività.
«Le programmazioni che stiamo facendo oggi sono veramente complicateb da mantenere in una previsione»,
ha dichiarato Orsini, ricordando come le turbolenze geopolitiche incidano direttamente sui costi energetici e sulla competitività della filiera. Sulle quotazioni del gas, il presidente ha ribadito le sue preoccupazioni:
«Avevo detto che saremmo arrivati a Natale a 100 euro sul gas e a gennaio saremo a 110-120 euro, purtroppo, perché parte dell'Europa non ha riempito i propri stoccaggi».
A questo quadro si sommano le manovre dei grandi player globali:
«Da una parte hai chi decide con un click di cambiare le economie mondiali, pensiamo ai dazi di Trump, e dall'altra le reazioni della Cina che si protegge per conquistare il mondo coi propri prodotti». In mezzo, ha denunciato Orsini, «abbiamo un'Europa che non ha capito quello che deve fare».
La critica alle regole europee: «Così si deindustrializza»
Particolarmente duro è stato il giudizio sulle politiche ambientali e regolatorie di Bruxelles, a partire dal sistema di scambio delle quote di emissione ETS.
«L'Europa oggi inquina per il 5,8% delle emissioni mondiali, la Cina fa il 32%»,
ha scandito Orsini, evidenziando il paradosso di regole che penalizzano le fabbriche continentali.
«Noi compriamo le macchine elettriche cinesi pensando di salvare il mondo, mentre loro negli ultimi due anni hanno aperto 148 centrali a carbone».
Secondo Orsini, il rischio è quello di restare spettatori passivi del mercato globale:
«Siamo diventati come quelli che guardano gli altri giocare la partita: l'Europa deve tornare a giocare la propria, se continua a pensare che la deindustrializzazione sia un'isola felice finiamo per perdere tutto».
Concorrenza cinese, burocrazia e manovra economica
Sul fronte commerciale, Orsini ha richiamato i numeri del deficit con Pechino:
«Oggi abbiamo dati per 376 miliardi di saldo negativo della Cina verso l'Europa e l'Italia è passata a 46 miliardi».
Per contrastare questa tendenza, Confindustria chiede reshoring e investimenti strategici al fine di riattivare la catena del valore in Europa, rifiutando scorciatoie:
«Non vogliamo che i cinesi vengano in Italia con le 'fabbriche cacciavite', ma che producano davvero da noi per rimanere produttivi».
Infine, rivolgendo lo sguardo alle riforme nazionali e alla manovra, il presidente ha invocato un taglio drastico della burocrazia e incentivi reali alla produttività.
«Oggi per fare un greenfield in Italia ci vogliono 3 anni, negli Stati Uniti 8 o 9 mesi», ha concluso Orsini, sollecitando una politica industriale coraggiosa capace di spingere la crescita.
