Lo sapevi che...?

La storia di Stooky Bill e l’invenzione della tv

Un viaggio iniziato nel 1884 da Paul Nipkow e concluso più di 40 anni dopo a opera dell’inglese John Logie Baird e dell’americano Philo Farnsworth

Prima dei presentatori, dei telegiornali e delle partite in diretta, ci fu un pupazzo da ventriloquo. Si chiamava Stooky Bill e il 2 ottobre 1925 il suo volto comparve sullo schermo di un apparecchio costruito dallo scozzese John Logie Baird. Non era più soltanto una sagoma: si distinguevano i lineamenti, con le loro gradazioni di luce e ombra. La televisione stava prendendo forma. Per capire come si fosse arrivati a quel momento, però, bisogna tornare indietro di quarant’anni, quando il problema era ancora trovare un modo per far viaggiare un’immagine.

L’idea di dividere le immagini in righe

Nel 1884 l’ingegnere tedesco Paul Nipkow brevettò un dispositivo destinato a entrare nella storia: un disco rotante con piccoli fori disposti a spirale. Non era un televisore, ma offriva una soluzione a un problema fondamentale. Come trasmettere qualcosa di complesso, per esempio un volto, senza doverlo trasferire tutto insieme?

Il disco permetteva di esplorare l’immagine un pezzetto alla volta. Girando, i fori passavano davanti al soggetto e ne analizzavano progressivamente le diverse righe. Una cellula sensibile alla luce trasformava le variazioni di luminosità in un segnale elettrico: le parti chiare producevano una risposta diversa da quelle scure.

All’altro capo del collegamento occorreva compiere il percorso inverso. Il segnale regolava una sorgente luminosa e un secondo disco, sincronizzato con il primo, ricostruiva l’immagine nello stesso ordine. Ripetendo rapidamente l’operazione, diventava possibile riprodurre anche il movimento. Nipkow non realizzò un sistema televisivo funzionante, ma il suo principio avrebbe dato una direzione concreta agli esperimenti successivi.

L’inventore e la macchina fatta di oggetti comuni

Quando Baird cominciò a lavorare alla trasmissione delle immagini, quella strada era dunque già tracciata, ma percorrerla restava tutt’altro che semplice. Nel 1923 si trovava a Hastings, sulla costa inglese, dove si era trasferito sperando di migliorare le proprie condizioni di salute. Lì costruì i primi apparecchi con materiali che sembravano appartenere più a un ripostiglio che a un laboratorio: una cassa da tè, un disco di cartone ricavato da una scatola per cappelli, un ago da rammendo e lenti per biciclette.

Con questi mezzi riuscì a trasmettere la sagoma di un oggetto. Era un risultato ancora elementare: vedere un contorno non significava riconoscere un viso. Per arrivarci bisognava rendere il sistema abbastanza sensibile da distinguere non soltanto il bianco dal nero, ma anche le sfumature intermedie.

Nel 1924 Baird si trasferì a Londra e sistemò il laboratorio in una soffitta di Frith Street, a Soho. Continuò a perfezionare il proprio apparecchio e nella primavera del 1925 lo presentò ai grandi magazzini Selfridges. Per tre settimane il pubblico poté osservare immagini rudimentali, ancora fatte soprattutto di sagome. La dimostrazione rendeva visibile il progetto, ma il passaggio decisivo doveva ancora arrivare.

Quando Stooky Bill acquistò un volto

Fu in quel laboratorio londinese che, il 2 ottobre 1925, il sistema riuscì finalmente a restituire il volto di Stooky Bill con gradazioni riconoscibili di luce e ombra. Il pupazzo non era più un semplice profilo: la macchina trasmetteva informazioni sufficienti a mostrarne i lineamenti.

Baird volle verificare subito il risultato con una persona. Chiamò William Taynton, un giovane impiegato che lavorava al piano inferiore, e lo mise davanti all’apparecchio. Anche il suo viso venne trasmesso. Il principio sperimentato per anni aveva superato una prova fondamentale: ciò che si trovava davanti al dispositivo di ripresa poteva ricomparire su uno schermo.

Il 26 gennaio 1926 Baird mostrò il sistema ad alcuni membri della Royal Institution, sempre al numero 22 di Frith Street. Gli ospiti osservarono le immagini e provarono a farsi riprendere. Il Times raccontò l’esperimento: quella dimostrazione sarebbe diventata una delle date simbolo della nascita della televisione.

Dai dischi rotanti alla televisione elettronica

Il sistema di Baird era elettromeccanico: utilizzava segnali elettrici, ma dipendeva ancora dal movimento dei dischi per analizzare e ricostruire le immagini. Negli Stati Uniti, intanto, prendeva forma una strada diversa, destinata a superare quella soluzione.

Il 7 settembre 1927, a San Francisco, Philo Farnsworth dimostrò con successo un sistema televisivo interamente elettronico. L’esplorazione dell’immagine non richiedeva più dischi rotanti: entravano in gioco fasci di elettroni, controllati all’interno di dispositivi elettronici. Anche Vladimir Zworykin contribuì allo sviluppo delle tecnologie che avrebbero reso possibile questa trasformazione.

Baird continuò comunque a sperimentare: nel 1928 trasmise un’immagine attraverso l’Atlantico e dimostrò la televisione a colori. Nel settembre 1929 arrivò un programma con numeri di comicità e canto, nel quale suono e immagini venivano inizialmente trasmessi a turno. La televisione doveva ancora perfezionarsi, ma aveva ormai qualcosa da mostrare. E dietro quelle prime esibizioni c’era una storia collettiva: un disco forato, anni di tentativi, un pupazzo e inventori capaci di trasformare la luce in segnali, per poi farla tornare immagine.

Foto: Di Nord68, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=54700